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"viviamo amando chi non ci ama,amati da chi non amiamo"
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September 09

Vent'anni dopo_ Alexander Dumas

Palace Royale


Camminarono in silenzio sino al centro della piazza, ma poiché in quel momento la luna usciva di sotto una nuvola, rifletterono che in un luogo tanto scoperto sarebbero stati facilmente visti e si diressero verso i tigli, dove l’ombra era più folta.

Di tanto in tanto erano disposte alcune panchine. I quattro gentiluomini si fermarono dinanzi a una; Athos fece un cenno, d’Artagnan e Porthos sedettero; Athos e Aramis rimasero in piedi davanti a loro.

Dopo un momento di silenzio, durante il quale ciascuno sentiva la difficoltà d’incominciare la spiegazione, Athos disse:

 << Signori, una prova del potere dell’antica nostra amicizia è la nostra presenza al convegno; nessuno vi ha mancato, sicché nessuno aveva rimproveri da farsi. >>

 <<Ascoltate, signor conte>> rispose d’Artagnan, <<invece di farci dei complimenti che forse non meritiamo, spieghiamoci da uomini leali>>

 <<Non domando di meglio>> rispose Athos. <<Vi conosco per uomo schietto; parlate con tutta franchezza. Avete qualche cosa da rimproverare a me o al signor abate d’Herblay?>>

 <<Sì>> disse d’Artagnan, <<quando ebbi l’onore di vedervi al castello di Bragelonne, vi recavo proposte che voi comprendeste; invece di rispondermi come a un amico, mi burlaste come un bambino, e quell’amicizia che vantate, non fu troncata ieri dall’urto delle nostre spade, ma dalla vostra dissimulazione nel vostro castello.>>

 <<D’Artagnan!>> disse Athos in tono di dolce rimprovero.

 <<Mi avete chiesto franchezza>> disse d’Artagnan <<ed eccola: voi domandate che cosa penso, ve lo dico. E ora faccio altrettanto con voi, signor abate d’Herblay; con voi ho agito egualmente, e allo stesso modo m’ingannaste.>>

 <<In verità, signore, siete singolare>> disse Aramis. << Veniste per farmi alcune proposte: ma me le faceste? No, mi scandagliaste, e nient’altro. Che cosa vi dissi? Che Mazarino era un mascalzone, e che non servirei Mazarino. Ma non una parola di più. Vi dichiarai forse che non avrei servito un altro? Anzi, mi pare che vi feci intendere che ero tutto dei principi. Se non m’inganno, scherzammo persino piacevolmente sul caso provabilissimo che voi riceveste dal cardinale l’incarico di arrestarmi. Siete uomo di parte? Sì, senza alcun dubbio. Bene, e perché non dobbiamo essere noi pure uomini di parte? Voi avete il vostro segreto come noi abbiamo il nostro; non ce li siamo scambiati; meglio così: ciò prova che sappiamo custodire i nostri segreti>>

 <<Nulla vi rimprovero, signore>> ribatté d’Artagnan. << Solo perché il signor conte de La Fère ha parlato di amicizia esamino il vostro contegno.>>

 <<E che ci trovate?>> domandò con alterigia Aramis.

Il sangue salì alle tempie a d’Artagnan, che si alzò e rispose:

 <<Trovo che è proprio quello di un allievo dei gesuiti.>>

Quando Porthos vide d’Artagnan alzarsi, egli pure si alzò, per cui i quattro uomini si trovarono ritti e minacciosi gli uni in faccia agli altri.

Alla risposta di d’Artagnan, Aramis fece un movimento, quasi volesse metter mano alla spada.

Athos lo tratenne.

 <<D’Artagnan>> disse,<< voi venite qui stasera ancora furibondo della nostra avventura di ieri. Io vi stimavo di cuore assai grande perché in voi un’amicizia di venti anni resistesse a una sconfitta di amor proprio di un quarto d’ora. Su, ditelo a me, vi sembra di avere qualcosa da rimproverarmi? Se sono in fallo, d’Artagnan, lo riconoscerò.>>

Quella voce grave e armoniosa di Athos aveva sempre su d’Artagnan l’antica influenza, mentre quella di Aramis, aspra e stridula nei suoi momenti di cattivo umore, lo irritava. Per cui rispose ad Athos:

 <<Mi pare, signor conte, che voi mi doveste una confidenza nel castello di Bragelonne, e che questo signore>> e accennava Aramis << dovesse farmene una nel suo convento. Allora io non mi sarei lanciato in un’avventura in cui voi dovevate sbarrarmi la via. Ma, perché sono stato prudente, non dovete prendermi affatto per uno stolido. Se avessi dovuto esaminare a fondo la differenza che passa fra le persone che il signor d’Herblay riceve in casa sua per mezzo di una scala di corda e le persone che egli riceve per mezzo di una scala di legno, lo avrei ben costretto a parlare.>>

 <<In che cosa v’immischiate?>> esclamò Aramis pallido dalla collera, nel dubbio che d’Artagnan lo avesse visto con madame de Loungeville.

 <<M’immischio in ciò che mi riguarda, e so far mostra di non aver visto quel che non mi riguarda; ma aborrisco gli ipocriti, e in questa categoria pongo i moschettieri che da abati e gli abati che fanno da moschettieri, e il signore, qui presente>> seguitò voltandosi verso Porthos << è della mia opinione.>>

Porthos, che non aveva ancora parlato, non rispose se non con una parola e un gesto: disse sì, e pose la mano alla spada. Aramis fece un balzo indietro, e sguainò la sua. D’Artagnan si curvò, pronto ad assalire o a difendersi. Allora Athos stese la mano con quel gesto di comando supremo proprio a lui solo, levò lentamente ferro e fodero insieme, spezzò nel fodero il ferro battendoselo sul ginocchio,e  gettò i due pezzi alla sua destra.

Quindi, voltandosi verso Aramis, gli disse:

 <<Aramis, troncate la vostra spada.>>

Aramis esitò.

 <<E’ necessario>> soggiunse Athos.

Poi, con una voce più bassa e più dolce:

 <<Lo voglio.>>

Allora Aramis, ancora più pallido, ma soggiogato da quel gesto, vinto da quella voce, spezzò la lama flessibile, incrociò le braccia, e aspettò fremente di rabbia.

Quell’atto fece indietreggiare d’Artagnan e Porthos. D’Artagnan non trasse la spada, Porthos rimise nel fodero la sua.

 <<Mai>> disse Athos, alzando la destra al cielo, << mai, lo giuro dinanzi a Dio che ci vede e ci ascolta nella solennità di questa notte, mai la mia spada toccherà le vostre, mai il mio occhio avrà per voi uno sguardo di ira, mai il mio cuore un palpito d’odio. Noi vivemmo insieme, insieme odiammo, insieme amammo; spargemmo e confondemmo insieme il nostro sangue, e forse, aggiungerò ancora, fra di noi c’è un legame più potente di quello dell’amicizia: cioè il patto del delitto poiché tutti e quattro abbiamo condannato, giudicato, giustiziato una creatura umana che non avevamo probabilmente diritto di togliere da questo mondo, per quanto, piuttosto che a questo mondo, sembrasse appartenere all’inferno. D’Artagnan, io vi ho sempre amato come un figlio; Porthos per dieci anni dormimmo uno a fianco dell’altro, Aramis è vostro fratello come mio, giacché vi ho amati come vi amo ancora, come vi amerò sempre. Che cosa può essere il cardinale Mazarino per noi, che sapemmo forzare la mano e il cuore di un uomo come Richelieu? Che cos’è questo o quel principe per noi che consolidammo la corona sul capo a una regina? D’Artagnan, io vi domando perdono di aver incrociato ieri il ferro con voi; altrettanto fa Aramis con Porthos. E adesso aborritemi, se potete, ma io vi giuro che, nonostante il vostro odio, non avrò per voi che stima e amicizia… Ora, Aramis, ripetete le mie parole, e poi, se essi vogliono e se voi pure volete, lasiamo gli antichi nostri amici per sempre.>>

Seguì un istante di silenzio solenne, troncato poi da Aramis.

 <<Io giuro>> disse con fronte calma e sguardo leale, ma con una voce in cui vibrava un ultimo tremito di emozione, <<giuro che non ho più odio contro coloro che furono miei amici; giuro che provo rammarico. Porthos, di aver toccato la vostra spada; giuro, finalmente, che non solo la mia non sarà rivolta al vostro petto, ma che anche in fondo al mio pensiero più segreto non rimarrà in avvenire nemmeno l’apparenza di sentimenti ostili contro di voi. Venite, Athos.>>

Athos si mosse per partire.

 <<Oh, no, no, non ve ne andate!>> esclamò d’Artagnan trasportato da uno di quegli impulsi irresistibili che tradivano il bollore del suo sangue e la rettitudine innata dell’animo suo. << Non ve ne andate, perché anch’io ho da fare un giuramento. Giuro che darei fino all’ultima goccia del mio sangue, fino all’ultimo brando della mia carne, per conservare la stima di un uomo come voi Athos, e l’amicizia di un uomo come voi, Aramis.>>

E si gettò nelle braccia di Athos.

 <<Figlio mio!>> disse Athos stringendoselo al cuore.

 <<E io>> disse Porthos <<non giuro niente, ma soffoco, perdio! Se dovessi battermi con voi, credo che mi lascerei infilare da parte a parte, giacché al mondo non ho amato che voi.>>

E il buon Porthos proruppe in pianto gettandosi nelle braccia di Aramis.

 <<Amici miei>> disse Athos, << ecco ciò che speravo, ecco ciò che attendevo da cuori come i vostri. Sì, l’ho detto e lo ripeto, i nostri destini sono irrevocabilmente congiunti, ancorché noi seguiamo una via diversa. Io rispetto la vostra opinione, d’Artagnan, rispetto la vostra convinzione, Porthos; ma quantunque combattiamo per  cause opposte, manteniamoci amici: i ministri, i principi, i re paseranno come un torrente, la guerra civile come una fiamma, ma noi rimarremo, oh, sì, ne ho il presentimento!>>

 <<Sì>> approvò d’Artagnan, <<siamo sempre moschettieri, e serbiamo per unica bandiera quel famoso tovagliolo del bastione Saint- Gervais, su cui il gran cardinale aveva fatto ricamare tre gigli!>>

 <<Sì>> esclamò Aramis, <<cardinalisti o frondisti, che c’importa? Ritroviamo i nostri buoni padrini per i duelli, gli amici zelanti per i bisogni, i lieti compagni per i piaceri!>>

 << E ogni volta che ci incontreremo nella mischia>> riprese Athos, <<alle sole parole “Palace Royale!”, passiamo le spade alla mano sinistra, e porgiamoci la destra, fossimo anche in mezzo alla carneficina.>>

 <<Voi parlate divinamente>> disse Porthos.

 <<Siete il più grande fra gli uomini>> aggiunse d’Artagnan, <<e, quanto a noi, ci superate parecchio.>>

Athos s’illuminò con un sorriso d’ineffabile gioia.

 <<Sicché>> egli disse <<è pattuito? Animo, signori, la mano. Siete un pochino cristiani?>>

 <<E come!>> rispose d’Artagnan.

 <<Lo saremo in questa occasione per mantenerci fedeli al nostro giuramento>> disse Aramis.

 <<Ah>> esclamò Porthos, <<per me sono pronto a giurare per quel che vorrete, anche per Maometto! Il diavolo mi porti se sono stato mai così contento come in questo istante.>>

E il buon Porthos si asciugava gli occhi ancora umidi.

 <<Chi di voi ha una croce?>>domandò Athos.

Porthos e d’Artagnan si guardarono scuotendo il capo come gente presa alla sprovvista.

Aramis. Sorridendo, si trasse di seno una croce di diamanti sospesa al suo collo con un filo di perle.

 <<Eccone una>> disse.

 <<Amici>> riprese Athos, << giuriamo su questa croce. Giuriamo di essere uniti sempre e a qualunque costo, e possa questo giuramento vincolare non solo noi, ma anche i nostri discendenti. Approvate questo giuramento?>>

 <<Sì>> dissero tutti a una voce.

 <<Ah, traditore!>> mormorò d’Artagnan chinandosi al’orecchio di Aramis. <<Ci avete fatto giurare sul crocifisso di una affiliata della Fronda!>>

June 21

LET ME SIGN (Robert Pattinson)

Standing by
A broken tree
Her hands are all twisted.
She's pointing at me
I was damned by light coming,
over all I see.
Spoke with a voice that
distrupted the sky
She said walk on over here
to a bit of shade.
I will warp you in my arms
and always stay

Let me sign
Let me sign..
June 13

Genealogia della morale (Friedrich Nietzche)

*Che cosa determina, oggi, la nostra ripugnanza per l'"uomo"?- poichè è dell'uomo che noi soffriamo, non v'è dubbio.- Non è il timore, ma piuttosto il fatto che non c'è più nulla da temere nell'uomo, che il verminaio "uomo" è il primo e brulica, che l'"uomo mansuefatto", l'uomo ignobilmente mediocre e fastidioso ha imparato a sentire se stesso come meta e culmine, come senso della storia, come "uomo superiore",- che costui ha per l'appunto un certo diritto di ritenersi tale, in quanto si sente distante dalla sovrabbondanza di esseri mal riusicti, infermicci, estenuati, disfatti, da cui oggi l'Europa comincia a essere ammorbata, come qualche cosa quindi che per lo meno è relativamente ben riuscita, per lo meno è ancora capace di vivere, per lo meno dice alla vita il suo sì...

*Che cosa del resto non si sopporta di tribolazioni, privazioni, intemperie, infermità, fatiche, solitudini? In fondo, si riesce a venire a capo di questo e di altro, nati come siamo per un'esistenza sotterranea e di lotta; si torna ancor sempre alla luce, si torna ancor sempre a rivivere il nostro momento di vittoria- ed ecco che allora si resta lì, come si è nati, insistruttibili, tesi, pronti al nuovo, al più difficile ancora, al più lontano ancora, come archi cui ogni angustia dà sempre soltanto una tensione ancor più forte.

*La vista dell'uomo rende ormai stanchi- che cos'altro è oggi nichilismo, se non questo?...Noi siamo stanchi dell'uomo...

*Forse per questo il soggetto( o, per parlare in maniera più popolare, l'anima) è stato fino a ora sulla terra il miglior articolo di fede, perchè ha reso possibile alla maggioranza dei mortali, ai deboli e agli oppressi di ogni sorta quel sublime inganno di sé che sta nell'interpretare la debolezza stessa come libertà, il suo essere-così-e-così come merito.

February 20

Pirati dei caraibi, ai confini del mondo

(Jack Sparrow):Ti permetto di uccidermi non di insultarmi!Chi sono io?...
(Backet):(sguardo perplesso)...
(Jack):Capitano Jack Sparrow!
 
 
-(Backet): Tu sei matto!
-(Jack): Ringraziando il cielo, perchè se non lo ero ci provavo col cavolo!
         ...(atterra sulla perla nera,rivolto alla ciurma):
         E questo senza neanche un doppio rum!
 
 
(Jack):"Quali favori? Fammi il favore! Blateri di vuote ciance,dico io..."
 
 
(Jack al padre): E la mamma? (dopo aver visto la testa)...quanto sta bene!
 
 
(Davy Jones): Temi tu la morte?
(Jack): Tu non sai quanto!
December 17

Scivoli di nuovo_ Tiziano Ferro

Conti ferito le cose che non sono andate come volevi 
temendo sempre e solo di apparire peggiore 

di ciò che sai realmente di essere. 
Conti precisi per ricordare quanti sguardi hai evitato 
e quante le parole che non hai pronunciato 

per non rischiare di deludere. 
La casa, l’intera giornata, 
il viaggio che hai fatto per sentirti più sicuro 
più vicino a te stesso, 
ma non basta, non basta mai. 

Scivoli di nuovo 
e ancora come tu fossi una mattina 
da vestire e da coprire 
per non vergognarti 

scivoli di nuovo e ancora 
come se non aspettassi altro 
che sorprendere le facce 
distratte e troppo assenti 
per capire i tuoi silenzi 
c’è un mondo di intenti 
dietro gli occhi trasparenti 
che chiudi un po’. 

Torni a sentire 
gli spigoli di quel coraggio mancato 
che rendono in un attimo 
il tuo sguardo più basso 
e i tuoi pensieri invisibili 
torni a contare i giorni 
che sapevi non ti sanno aspettare 
hai chiuso troppe porte 
per poterle riaprire 
devi abbracciare 
ciò che non hai più 
La casa, i vestiti, la festa 
ed il tuo sorriso trattenuto e dopo esploso 
per volerti meno male, 

ma non basta, non basta mai 

Scivoli di nuovo 
e ancora come tu fossi una mattina 
da vestire e da coprire 
per non vergognarti 

scivoli di nuovo e ancora 
come se non aspettassi altro 
che sorprendere le facce 
distratte e troppo assenti 
per capire i tuoi silenzi 
c’è un mondo di intenti 
dietro gli occhi trasparenti 
che chiudi un po’. 

E non vuoi nessun errore 
però vuoi vivere 
perché chi non vive lascia 
il segno del più grande errore. 

Scivoli di nuovo 
e ancora come tu fossi una mattina 
da vestire e da coprire 
per non vergognarti 

scivoli di nuovo e ancora 
come se non aspettassi altro 
che sorprendere le facce 
distratte e troppo assenti 
per capire i tuoi silenzi 
c’è un mondo di intenti 
dietro gli occhi trasparenti 
che chiudi un po’. 
Che chiudo un po’. 
Che chiudi…

 

E grazie a una cara amica che per prima mi ha fatto sentire questa canzone.   Ti voglio bene

 
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